“Le sale insegnanti non sono tutte uguali: in alcune [...] si parla di tutto, ci si confronta e nascono ottime collaborazioni [...]." #Sala Docenti vuole puntare nuovamente sulla collaborazione, suggerita da Diego, incontrato da studente, oggi docente, e condivisa da Cristina, collega di vecchia data, già preziosa collaboratrice di "Sala Docenti", da Erica, giovane ed entusiasta insegnante, e da Lina, collega ispiratrice di lezioni ed emozioni. Perché solo insieme si cresce davvero.
domenica 29 marzo 2026
venerdì 14 aprile 2023
Selezione e formazione dei docenti
Da sempre è questo uno degli argomenti che più mi stanno a cuore e mi appassionano, in virtù anche della considerazione sociale (a volte pessima) di cui gli stessi insegnanti godono.
Quello dell'insegnante è un mestiere delicato e complesso, un mestiere che richiede, perché possa essere esercitato al meglio, una predisposizione particolare, un amore e una passione che solo se si sta bene con sé stessi permettono di poter lavorare serenamente.
Tuttavia sembra che tale aspetto, che spesso viene sottolineato, non venga poi tenuto in conto quando si tratta di creare le condizioni di accesso alla professione docente.
Il possesso di un determinato titolo di studio, diploma o laurea che sia, permette a chiunque di inserirsi nelle graduatorie di disponibilità per le supplenze: è da questo momento che si creano le file di aspiranti docenti precari che alla prima chiamata di supplenza si ritrovano ad entrare in classe portandosi appresso come esperienza solo quella vissuta qualche anno prima sui banchi di scuola come studente.
Certo, ci sono anche supplenti che alla prima esperienza hanno superato concorsi, hanno svolto attività specifiche di insegnamento in tirocinio o hanno compiuto studi specifici legati alla professione docente.
La maggior parte, tuttavia, spesso impara a svolgere questo mestiere sulla pelle degli studenti. Ciò non significa che per questo non si diventi comunque un buon insegnante. Il problema però è che spesso si diventa insegnanti per caso, perché inizialmente l'accesso, seppur precario, alla professione non prevede una selezione che per le altre professioni è invece richiesta. Si creano aspettative di concorsi, ordinari e/o riservati, che restano tali per anni e anni e anni, in una situazione di precarietà logorante sia per chi la vive sia per chi la subisce e purtroppo, a volte, ne paga le conseguenze.
Conoscere una disciplina non necessariamente significa saperla trasmettere; vivere in contatto quotidiano con persone in fase di crescita richiede una disponibilità empatica e, al tempo stesso, una autorevolezza che non si possono sicuramente misurare con un concorso ordinario che tende a puntare sul nozionismo e non ad osservare le competenze relazionali e le modalità operative e didattiche del candidato.
Una formazione iniziale specifica per la professione insegnante potrebbe prevedere un corso abilitante almeno biennale comprensivo di tirocinio da svolgere presso un istituto statale il cui titolo permetta di inserirsi in graduatorie valide per le supplenze e per l'immissione in ruolo.
La formazione dovrebbe poi nel corso del tempo continuare in servizio visto il continuo mutamento delle generazioni e la necessità di adottare strategie didattiche efficaci e personalizzate.
Infine, sarebbe opportuno che si considerasse l'importanza di svolgere tale lavoro in serenità, prevedendo, laddove ve ne sia la necessità, il distacco dall'attività in classe a contatto con gli studenti per svolgere tutoraggio o altre mansioni che attualmente gravano sulle spalle dei docenti volontari (pochi) sempre presenti e spesso esauriti e stressati.
sabato 11 giugno 2022
Da numero a fantasma: il dramma della dispersione scolastica
Fantasmi, è vero. O, più semplicemente, come si diceva una volta, numeri. Sorprende che nella scuola, soprattutto in certi indirizzi di scuole, non ci si renda conto del dramma che noi tutti, e in primo luogo i più giovani (mi riferisco ai bambini e, soprattutto, agli adolescenti) abbiamo vissuto negli ultimi due anni. La scuola è diventata così lo specchio di un fallimento educativo che già era presente prima della diffusione della pandemia e che con la pandemia ha mostrato tutte le sue criticità: una scuola a volte esageratamente selettiva che non è stata capace di far emergere le potenzialità di ciascuno degli studenti che gli erano stati affidati e, d'altra parte, una scuola fin troppo lassista, ugualmente incapace di trasmettere passione, conoscenza, entusiasmo per la vita e per il sapere. Una scuola con docenti spesso disillusi o trasformati in meri burocrati, impegnati a compilare moduli e a formulare discorsi in cui non ci si crede. Una scuola che a volte, tuttavia, resiste, e lo fa con chi, maestro, insegnante, genitore, dirigente, operatore o collaboratore a qualunque titolo nella scuola, continua a credere che gli studenti abbiano il diritto di avere almeno un maestro, un insegnante che segnerà il percorso della loro vita per sempre, che trasmetterà loro la passione per la conoscenza, per il sapere, per la vita, e che sarà capace di mostrare a ciascuno il proprio talento. Ci sono questi docenti, ci sono queste scuole ed è nel loro entusiasmo e nella loro passione che bisogna riporre le speranze, nonostante tutto.
giovedì 17 marzo 2022
Docente psicologo?
Sinceramente, ritengo che i due ruoli, quello del docente e quello dello psicologo, debbano essere assolutamente distinti poiché distinte ne sono le funzioni. Indubbiamente un insegnante deve sapere ascoltare uno studente, ne deve comprendere le difficoltà nell'approccio allo studio ma non deve trasformarsi nello psicologo che lo aiuta a guardarsi in sé stesso e a relazionarsi con sé stesso, con gli altri, con la realtà che lo circonda. Il compito del docente è quello di trasmettere l'amore per lo studio e per le discipline insegnate, stimolare la curiosità e il dubbio ma non trasformarsi in uno psicologo o in un confessore, rischiando di fallire in entrambi i ruoli, quello del docente e quello, appunto, dello psicologo.
venerdì 6 novembre 2020
La scuola non si ferma
La scuola non si ferma. Non si è mai fermata, da quando, tra fine febbraio e l'inizio di marzo, i docenti, magari ultracinquantenni, hanno reimparato il loro mestiere, sperimentando modalità di insegnamento cui mai avrebbero pensato di approdare. Improvvisamente G-Suite, Classroom, Drive, Moduli, Meet, sono diventati familiari anche a coloro che, in precedenza, non sapevano nemmeno da dove si accendesse un computer.
venerdì 11 ottobre 2019
Libertà
domenica 20 gennaio 2019
Esame di Stato 2019
venerdì 11 gennaio 2019
A scuola in alternanza
domenica 9 dicembre 2018
Noi e il '68
giovedì 6 dicembre 2018
Il coraggio di cambiare
domenica 11 novembre 2018
Sogni cancellati

sabato 27 ottobre 2018
"Libertà è partecipazione"
lunedì 1 ottobre 2018
La bacchetta rossa
mercoledì 12 settembre 2018
"La scuola è sacra"
"La scuola è quel luogo dove si insegnano cose utili, quelle cose che il mondo non insegna, sennò non va bene". (Don Lorenzo Milani: "Una lezione alla scuola di Barbiana", Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 2004, pag.11).
A scuola si imparano i saperi, si esercitano i saperi, si cambia mentalità ed atteggiamento grazie all'interiorizzazione dei saperi.
Questo significa affermare che "la scuola è sacra".
E' così. Dovrebbe essere così.
Dovrebbe. Non è sempre così.
C'è chi, studenti, genitori, docenti stessi, a volte anche dirigenti, considera la scuola un parcheggio, un circolo ricreativo, un centro sociale, un ufficio postale, un luogo dove incontrare persone su cui scaricare la propria aggressività, la propria frustrazione, la propria miseria intellettuale, la propria insofferenza, il proprio disagio interiore.
La scuola è diventata sempre più un luogo sentito inutile, superato, incerottato, inadeguato.
Non più istituzione verso cui è dovuto rispetto, da parte di tutti, anche di chi a scuola non va più da un pezzo e non ha figli in età scolare.
Un Paese che non investe in Sapere, che non investe sulla Scuola, è destinato a fallire.
E' quanto sta accadendo al nostro misero e disgraziato Paese, in cui sembra si sia perso il senso del rispetto, del decoro, dell'apprezzamento verso chi assume nei confronti di fatti e persone un atteggiamento critico, tipico di chi ha imparato a non emettere giudizi senza conoscere ciò di cui sta parlando, di chi ha imparato a verificare, confrontare, ricercare personalmente, avendone gli strumenti, altre verità, consapevole che non esista un'unica verità, un'unica soluzione, un'unica posizione valida per tutti.
L'omologazione non è un valore fine a se stesso. Il denaro non è un valore fine a se stesso. Ma in quanti, ancora, se ne ricordano?
sabato 1 settembre 2018
Buon anno!
Buon 2018/2019!
martedì 24 luglio 2018
"Tutta colpa dei genitori"
domenica 22 luglio 2018
L'ultimo baluardo
domenica 15 luglio 2018
Condizione e cultura giovanile nella società e nella scuola: riflessioni e considerazioni.
lunedì 9 luglio 2018
Oltre l'apparenza e il pregiudizio
DEFINIZIONI DATE DA UOMINI
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DEFINIZIONI DATE DA DONNE
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UOMINI
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DONNE
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UOMINI
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DONNE
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